Hanno detto di noi – La Sicilia edizione di Catania

17/02/2008 “LA SICILIA” Catania

di Carmelita Celi

CABARETTISTI, CIOE’ ATTORI VERI

Maledetti luoghi comuni. Ma è salutare che ce ne siano perché si possa, al bisogno, smentirli e smontarli con selvaggio compiacimento.

Uno per tutti vuole, obtorto collo, che l’artista di cabaret debba essere un canzonettista, un barzellettiere, magari un fine dicitore o un entertainer financo brillante ma sempre e comunque un attore di seconda scelta.

Ebbene i primi colpi d’accetta arrivano da Andrea Appi e Ramiro Besa in una parola Papu che dalle tavole del “Kabaret” –  la sala Harpago dove “Semelodiceviprima” è in scena fino a domenica 24, per la stagione del Gatto Blu – si confermano at-to-ri.

Attori veri, mimetici, poliedrici e “comuni-cattivi”, capaci di ritmi serratissimi, maniaci d’insegnamenti verbali, tecnicamente perfetti. E autentici studiosi dei tempi scenici, dotati di senso del teatro nonostante le frequenti puntate sul piccolo schermo (“Convenscion”, “Zelig”, “Quelli che il calcio”) non senza incursioni radiofoniche.

A vederli di primo acchito, verrebbe da dire “il comico (Ramiro) e la spalla (Andrea)” ma sono decisamente altro e oltre. Crnefice e vittima ma a turno, illuso e allunato, Appi e Besa rammentano non poco la scrittura drammaturgica specialmente Jean Tardieu e Charles Cros: parole come note in “Conversazione e sinfonietta”, in qualche modo vicino ad Appi mentre Besa non fa fatica ad essere un “Uomo dai piedi rivoltati”.

Insomma qualcosa da insegnare ce l’hanno davvero. I “Prof”, e a scranna si siedono subito con quel già troppo eloquente documentario (in video) modello “Quark” ma assai più sinistro e irritante. Maligno Piero Angela – Appi che imperversa tra specie scimmiesche, 192 più una, ovvero il sapiens – Besa. E le elezioni, come gli esami, non finiscono mai.

A metà tra Mengele e Stranamore, Appi si lancia in “Psico – salvataggi” della vita quotidiana che sanno di soluzioni finali. E dinanzi alla “vostra vita piccola e squallida”, Appi il “gnirriusu” e Besa l'”arrusicaossa” (ci dispiace per loro che sono di Pordenone ma per nulla al mondo rinunceremmo al nostro sapido, fulminante idioma) fanno a gara nell’infierire  sull’uomo medio che alla sera mangia il telecomando e preme i tasti della cena.

Dalla loro turlupinante “offucina”, con foga da Grande Fratello (non quello televisivo, per carità! Ma l’originale orwelliano), Appi vuol fare di te un “uomo nuovo” perciò chiama in causa Plutchik e la sua “torta” di emozioni primarie ridotta ai minimi termini (indecisione, incoerenza, influenzabilità: che incubo le tre “i”!) con tanto di irresistibili gag “dimostrative”. Nel “Motivation Master” sarà la volta di Abraham Maslow: il poveretto, finché in vita, si sbracciò davvero intorno alla “gerarchia dei bisogni” ma loro lo associano ad un improbabile “torta di Goebbels” di minacciosa memoria sciorinando altri bersagli comportamentali: truffare, sputtanare e negare l’evidenza

Ma sopra tutto, il titolo, “Semelodiceviprima”, in forte odore di Jannacci, in cui Appi&Besa macellano garbatamente il più sgarbato dei vizi della scimmia-uomo: dare sempre la colpa agli altri. Già. Se me lo dicevi prima…

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