Hanno detto di noi: Il Gazzettino

05/04/2004 – “IL GAZZETTINO”
G.A. CibottoESTE –  Non senza una certa dose di coraggio, in giorni che vedono il Comune impegnato a rifare tutte le strade del centro, più altre cose ancora, l’assessore alla cultura Sergio Gobbo ha portato felicemente a termine la rassegna “Ridiamoci sopra!. Che ha presentato una serie di spettacoli, accolti tutti con entusiasmo, da un pubblico arrivato seralmente a far registrare il tutto esaurito. Se lo spazio non fosse come sempre tiranno, la tentazione sarebbe di rievocare la festosità di certe serate che hanno riempito il “Farinelli” in ogni ordine di posti, esclusi quelli della galleria (causa lavori piuttosto complessi) acominciare dalla felice edizione de “I Rusteghi” goldoniani allestiti dal “Teatro stabile di Trieste”, e dal cabaret concerto di Flavio Oreglio intitolato “Il momento è catartico”. Per non correre il rischio di scoccare dei giudizi forse arbitrari agli occhi dello stesso Gobbo, che in fondo li ha presentati, a questo punto meglio è soffermare l’attenzione sul bizzarro spettacolo, presentato da “I Papu”, intitolato “Le mucche hanno tanta pazienza”. Titolo omaggio a Ennio Flaiano che ha iniziato una sua novella con la frase “La stenografa aspettava con pazienza bovina che le dicessero di scrivere qualcosa…”. Giusto come il grande scrittore abruzzese, i due protagonisti della serata durata all’incirca un’ora e passa, hanno cercato di descrivere le mucche al pascolo” per descrivere la pazienza che ci vuole per riuscire a vivere in quest’epoca così frenetica e così…beh, e chi più ne ha più ne metta”. Il risultato dell’angolatura da loro usata per calare nei due personaggi che si muovono lungo il sentiero paradossale della società odierna è stato infatti un contrappunto di eventi bizzarri, che si sono sempre risolti all’insegna del “nonsenso” ad oltranza, che diventa l’unico strumento per non precipitare lungo la china dell’angoscia Kafkiana. L’episodio che prende il via dalle biciclette, nella sua paradossale cadenza riesce infatti ad anticipare, sul filo della trovataa non finire, il traguardo della estrematranquillità offerta dall’immagine evocata con grande finezza delle mucche al pascolo. Insomma allo spegnersi delle luci gli applausi ai due protagonisti, vale a dire Andrea Appi e Ramiro Besa, diretti con misura sapiente dal regista Piferi, si può dire che abbiano chiuso nel più festoso dei modi per il terzo anno consecutivo l’iniziativa di Sergio Gobbo, che adesso sta già pensando ad altre due iniziative, Vale a dire il sogno di far rinascere il vecchio teatro ridotto dalla stupidità politica nel dopoguerra a luogo di eventi sportivi, o quasi, e più ancora il premio teatrale che fino a qualche lustro addietro ha visto premiare autori ed attori dimenticati dal nostro paese, O per lo meno relegati in ombra, come è accaduto al grande Eugenio Ferdinando Palmieri, che, dopo una corale dimenticanza, è stato recuperato nel dopoguerra soltanto per un paio di stagioni da Cesco Baseggio, nonostante avesse scritto commedie di una qualità insolità. Prova ne sia che attualmente viene ricordato solamente da alcuni volenterosi che devono lottare contro tutto e tutti. La speranza è che lo facciano tornare all’ombra del palcoscenico Donin e Marinelli, che, stando alle indiscrezioni, pare abbiano la ferma intenzione di mettere in scena prima dell’estate prossima uno dei lavori più clamorosi per forza inventiva e novità linguistica, Come accaduto a Enzo Duse per merito d’una formazione estense, sempre in attesa del restauro di un tetrino abbandonato ormai da un lustro.