COSE MAI VISTE

Press21_Ma_si copiaTesti di Andrea Appi, Ramiro Besa, Antonio Galuzzi, Mirco Stefanon, Riccardo Piferi

Interpreti Andrea Appi & Ramiro Besa (I PAPU)

Regia   I Papu

Musiche   Paolo Piuzzi

Durata Atto unico di 80 minuti

Eccome se ce ne sono di cose che non abbiamo mai visto! Paesi mai visitati, incontri che ci piacerebbe avere, emozioni non ancora provate. Se però le cose mai viste si riferiscono ad un artista ecco che, magicamente, il soggetto, inteso dal punto di vista dell’analisi logica, si imbizzarrisce, si ribella e zampetta ambiguamente dall’autore dell’opera al suo fruitore.

Ecco che le cose mai viste del nuovo spettacolo che “I Papu” propongono per l’estate 2008 sono quelle mai viste dal loro pubblico, vuoi perché recuperate dal loro primigenio repertorio, quello più verace ed ispirato, vuoi perché talmente nuove da essere solamente abbozzate, ancora vergini e adrenaliniche dal punto di vista dell’ispirazione interpretativa.

Il Recital che ne risulta si inserisce nella tradizione degli spettacoli più noti del duo Appi-Besa; assemblaggi compositi di libere improvvisazioni su canovaccio fisso, sketch di satira di costume e finestre aperte sulla cronaca del giorno, il tutto inserito nel perenne contrasto tra i due attori secondo le classiche regole del rapporto di coppia comica del Bianco e dell’Augusto.

“Cose mai viste” vuol essere una sorta di temporaneo bilancio nella carriera del duo pordenonese; è una miscellanea cabarettistica che si sbilancia verso una comicità di maggior spessore, utilizzabile quindi, nella peggiore delle ipotesi, anche come zeppa per il tavolino che traballa. E’ passato e futuro rappresentato nel presente, è serio e faceto sullo stesso palcoscenico; è il Poeta e il Contadino, il verosimile e il grottesco. E’ tutto ma anche il suo esatto contrario, parafrasando Veltroni. E’ tutto e di più, parafrasando Berlusconi.

E’ la rappresentazione di una carriera quasi ventennale che mantiene intatta la sua verve; è un’ originale interpretazione della commedia dell’Arte in chiave moderna all’insegna di un trasformismo sempre più radicato nella quotidianità che, purtroppo e per fortuna, ci ritroviamo ad affrontare ogni giorno.